Che idea abbiamo dell’apprendimento?

Di: Daniele Novara

Imparare richiede un procedimento applicativo, un’elaborazione attiva dei contenuti da apprendere.

Non è solo un problema di attenzione (vedi articolo).

Altra questione centrale che rende dif­ficile l’apprendimento attraverso una di­dattica frontale è la sua caratteristica di trasmissività.
Io consegno un’informa­zione a te e quell’informazione, attra­verso un procedimento ripetitivo, di­venta tua.

Certo, esistono alcune perso­ne che hanno un cervello dotato della capacità di ricevere e immagazzinare fa­cilmente dati attraverso il canale preva­lentemente verbale e senza un’applica­zione diretta, Howard Gardner le defini­sce dotate di un’intelligenza linguistico­ filosofica o logico­matematica, ma sono decisamente poche e proprio per que­sto rendono bene il carattere di elitarie­tà di un certo tipo di scuola.

Idea di apprendimento

Afferma Gardner:
“Nella moderna scuo­la laica sono molto apprezzate la cono­scenza logico­matematica e anche certe forme di competenza linguistica; di con­tro è in generale ridotto il ruolo della co­noscenza interpersonale, mentre pos­sono acquistare importanza le forme di comprensione intrapersonale”.

Nella realtà l’apprendimento non fun­ziona per trasmissione, proprio perché la trasmissione di un’informazione non ha un potenziale applicativo diretto. Imparare richiede un procedimento applicativo, richiede un’elaborazione attiva dei contenuti da apprendere.

Come scrive ancora Gardner:
“Nella scuola gli educatori di solito richiedono e accettano prestazioni meccaniche, ri­tualistiche o convenzionali, quelle che gli studenti offrono quando semplice­mente rispondono, nel sistema simbo­lico desiderato, buttando fuori i parti­colari complessi di fatti, concetti o pro­blemi che sono stati loro insegnati.
Na­turalmente, in queste circostanze, la ‘correttezza’ delle risposte non preclude affatto la presenza di una comprensione vera; semplicemente non la garantisce.
A queste prestazioni mec­caniche io contrappongo quelle che so­no frutto di competenza disciplinare os­sia di comprensione vera. Si tratta delle prestazioni offerte da studenti capaci di prendere le informazioni e le abilità ap­prese nella scuola o in altri ambienti e di applicarle in modo flessibile e appro­priato a una situazione nuova e almeno in parte imprevista”.

La stessa necessità di prendere appunti durante una lezione frontale testimonia l’esigenza della rielaborazione persona­le e della appropriazione degli appren­dimenti: un’informazione consegnata può essere al limite trascritta, ma certa­mente va rielaborata e personalizzata perché diventi propria.

Imparare è un processo di risintonizzazione continua; le conoscenze non si creano dal nulla, non si appiccicano nel vuoto, ma nasco­no da un lavoro mentale complesso, di riorganizzazione e aggiornamento di ap­prendimenti pregressi che si incastrano l’uno sull’altro. 

Va ricordato inoltre che ciascuno di­spone di propri stili di apprendimento prevalenti: pertanto utilizzare un’uni­ca strategia per insegnare, come quel­la verbale tipica della lezione frontale, è già un processo selettivo e limitante in se stesso.

È quindi impossibile standardizzare l’apprendimento.

Se si impara quando si è messi nelle condizioni di interagire con il materiale da apprendere, e di as­sociarlo ai propri contenuti interiori, inevitabilmente ogni processo di ap­prendimento funziona nel momento in cui diventa strettamente individuale.

Pensiamo alla patente di guida.
Guida­re una macchina comporta imparare un insieme di procedure identiche per tutti e fortemente definite, eppure esi­stono infiniti e personali stili di guida.

Il modello applicativo è assolutamente personale, nonostante ognuno debba attenersi per forza alla stessa serie di sequenze procedurali.

Paradossalmen­te spesso, attraverso il principio della libertà di insegnamento, salvaguardia­mo l’autonomia e la discrezionalità dell’approccio del docente, dimenti­candoci di quella dell’apprendimento di ciascun alunno.

Eppure è proprio quello il vantaggio, il valore enorme, l’elemento su cui la capacità di inse­gnamento dovrebbe puntare.


Articolo di Daniele Novara, pedagogista e direttore CPP, estratto dalla rivista Conflitti n°2-2018

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