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Convegno Nazionale CPP - 12 ottobre 2019 a Milano 

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Capricci dei bambini o mancanza di chiarezza degli adulti?

Un capriccio e svariati motivi alle sue origini.

Durata: tempo di lettura 3 minuti

La parola capriccio è infatti un contenitore che raccoglie, al suo interno, tantissime motivazioni. È quindi necessario, per un genitore, imparare a leggere la situazione, di volta in volta. 

L’ESPERIENZA

Scendiamo nel pratico con l’esempio di una mamma che si è rivolta a Daniele Novara, fondatore del Cpp e quotato pedagogista, spiegandogli quanto sia traumatico portare la figlia al supermercato. 

“È chiaro che andare al supermercato con bambini molto piccoli richiede che ci si organizzi bene, con regole chiare”, spiega Novara introducendo l’argomento. “La signora mi ha detto di aver messo la regola del tre: in pratica, la sua bambina può chiedere tre cose quando va a fare la spesa con mamma. Ma tre cose sono tante. Infatti, la bambina ha gradualmente alzato il tiro e, non sapendo bene cosa chiedere, si inventa cose inverosimili”. Questo sarebbe un presunto capriccio lamentato dalla mamma: la bimba voleva una bicicletta e la mamma le dice di no. La piccola a quel punto risponde: “Mamma, hai detto tu di chiedere tre cose”. 
La confusione si crea perché la consegna del genitore non è chiara e non si può certo concludere che la bambina faccia i capricci perché dice di volere una bici. Piuttosto, il capriccio nasce dalla carenza di chiarezza. “Il criterio principale, per avere buone relazioni con i bambini, non è parlare con i bambini ma essere chiari. E, per essere chiari, bisogna esserlo in due”, precisa Novara. 

Se la mamma comincia a fare domande come: “Allora cosa ti va? Preferisci mangiare le lenticchie o i piselli in umido?”, la bambina incomincia a piangere. “Ho detto qualcosa di sbagliato? – a quel punto incalza la mamma -. Perchè piangi? Stai male, c’è qualcosa che non va? Adesso andiamo dal pediatra”.
Ma la bimba piange perchè sta pensando: “Ma che cosa c’entro io coi piselli e le lenticchie, fammi mangiare per favore, non posso decidere se lenticchie o piselli”.

IL BAMBINO E IL POTERE DECISIONALE CHE NON PUO’ AVERE

Spesso si attribuisce al bambino un potere decisionale che, di fatto, non ha. Occorre, prima di tutto, capire se si fanno domande al bambino piuttosto che dare indicazioni chiare. Perché le domande attivano sempre dei capricci.
Intendiamoci: va bene chiedere in senso conoscitivo. Quello che invece non bisogna fare è chiedere pareri al bambino sulle decisioni educative che lo riguardano: “Come vuoi andare a scuola? Col passeggino, con la macchina o a piedi?”. Quando si pongono domande di questo genere, il bambino va in difficoltà, come se andasse in corto circuito: non sono questioni che può risolvere e a cui deve dare risposta.

Facciamo un altro esempio: una mamma domanda al suo bimbo: “Vuoi la cuffia?” Verrebbe da rispondere: “Signora, ma decida lei su questa benedetta cuffia: o la mette o non la mette”. Fuori c’è freddo e la mamma lo sa. Non deve quindi aspettarsi che sia il bimbo a capirlo, decidendo poi di mettere la cuffia. Anche quando si reputa un bambino molto intelligente, ci sono sempre dei limiti che bisogna osservare. 

“Il pensiero reversibile inizia attorno ai 6, 7 o 8 anni”, dice Novara. “Si tratta di quel pensiero che mette il bambino nelle condizioni di capire le conseguenze di un’azione. Quindi occorre molta prudenza nel pensare che un bambino sia in grado di sintonizzarsi esattamente su cosa succede qua o cosa succede là: magari ci prova e spesso va in corto circuito. Ed ecco che arrivano i capricci”.

REGOLE PRECISE PER EVITARE I CAPRICCI

Se si danno regole precise, chiare e condivise, i capricci comportamentali sono soltanto rare eccezioni. Al contrario, se le regole non esistono e vige il regime del comando e della proibizione - che può cambiare di volta in volta a seconda dell’umore del genitore - allora i capricci sono all’ordine del giorno.
L’Italia, per ragioni storiche e culturali, è il Paese delle proibizioni. Manca un senso comune sulle regole da rispettare mentre è forte quello del comando. E quindi è anche il Paese dei bambini capricciosi. Basta andare all’estero per osservare i bambini degli altri e rendersi conto della differenza.

ALCUNI TRUCCHI PER EVITARE I CAPRICCI

Evitare il discussionismo è sicuramente un punto da tenere ben presente, almeno fino alla preadolescenza. È inutile, se non dannoso, mettersi a discutere con un bambino di quattro o cinque anni su ciò che bisogna fare, sentire il suo parere, condividere le decisioni sulle regole. Si crea soltanto confusione: il bambino ha bisogno di chiarezza e determinazione da parte di entrambi i genitori, non ha bisogno di dibattiti.

Un altro trucco consiste nell’evitare i dilemmi insormontabili che il bambino non è in grado di risolvere per la sua età. Domande come: “Vuoi questo o quello?” o “Preferisci la maglietta o la canottiera” sono scelte banali per un adulto che però mettono in crisi il bimbo. Si può pensare che sia in grado di esprimere gusti o preferenze ma, in realtà, lo mettiamo in uno stato d’ansia.

Il terzo trucco, che si ricollega al caso della signora e della bambina affrontato da Novara, riguarda proprio il supermercato. Meglio non portarci i bambini piccoli. I supermercati sono luoghi straricchi di stimoli visivi e uditivi, pensati per incentivare all’acquisto. Gli adulti hanno i filtri mentali adeguati per poter andare avanti senza farsi influenzare. Ma il pensiero infantile non li ha.

Il contenuto di questo articolo è tratto da precedenti interventi del pedagogista Daniele Novara.

Testi consigliati sull'argomento:

"Urlare non serve a nulla" (2014 ed. BUR Rizzoli), "Punire non serve a nulla" (2016 ed. BUR Rizzoli)

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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