Bambini “senza conflitti” oggi, domani adolescenti a rischio

Articolo pubblicato da Libertà

16 Novembre 2015

Le persone incapaci di reggere la conflittualità sarebbero quelle più esposte a rischio di violenza verso gli altri o verso se stessi. Un’educazione con regole chiare e non “mortificante” sarebbe fondamentale per evitare il rischio, dato per certo che «i figli si rafforzano in situazioni di confronto». La ricerca piacentina, condotta dal pedagogista Daniele Novara e dal suo staff, apre nuovi scenari: la violenza, verso sè e verso gli altri, potrebbe facilmente essere correlata alla carenza conflittuale. L’indagine, condotta su un campione di 241 giovani (anche piacentini, reclutati al liceo Colombini) sarà presentata sabato 28 novembre a Milano, in occasione del convegno nazionale del Centro psicopedagogico per la pace di Piacenza diretto da Novara, che si terrà presso l’Auditorium Rosetum in via Pisanello, 1, dal titolo “Il benessere conflittuale: dalla carenza conflittuale alla competenza”. Di questo ultimo lavoro stella polare è il concetto di “carenza conflittuale”. «La ricerca sulla carenza conflittuale, spiega Daniele Novara, ha una lunga storia. In qualche modo segna anche l’apice di un impegno trentennale sulla gestione dei conflitti da parte mia e del Centro psicopedagico. Sviluppando alle massime conseguenze la teoria elaborata negli anni ’60 da Franco Fornari sulla guerra come elaborazione paranoica del lutto, la ricerca rappresenta un tentativo innovativo di scardinare i luoghi comuni più utilizzati sulla genesi della violenza e sui suoi eventuali antidoti. La constatazione di partenza parte da un’osservazione che possono fare tutti: le persone, ma anche i gruppi coinvolti in episodi o situazioni di violenza verso se stessi o verso gli altri, hanno un tratto comune estremamente specifico: ossia risultano sostanzialmente incapaci di reggere le situazioni di grave contrarietà, in alcuni casi anche casi di leggera contrarietà. Olindo e Rosa, i famosi famigerati killer di Erba, non sopportavano gli schiamazzi provenienti dall’appartamento dove decisero la sanguinosissi, ma strage di 4 persone. Alice, ragazza ventenne di Catania, si getta uccidendosi dall’ottavo piano come forma di protesta verso il fidanzato che l’ha lasciata lasciandogli un biglietto dove augura al suo ex fidanzato di avere sulla coscienza la sua morte per tutta la vita. Anche le guerre avvengono in regioni del mondo dove dal punto di vista antropologico ed educativo il concetto stesso di contrarietà e di conflittualità non viene preso in considerazione se non letteralmente nei termini di guerra e di violenza. Ho iniziato ad introdurre il concetto di carenza conflittuale, ricorda il pedagogista piacentina, nel maggio 2011 individuando quattro precise componenti personali che generano questo specifico deficit: la persona non valorizza la parola, equipara la perturbazione verbale all’atto violento; agisce le emozioni senza filtro simbolico mettendo a nudo la sua fragilità psichica, la sua psicolabilità; confonde la persona col problema; segnala permalosità e suscettibilità eccessive». A partire dal 2012 queste quattro caratteristiche vengono utilizzate per costruire un questionario con l’obiettivo di individuare il rapporto fra carenza conflittuale e violenza comportamentale, per verificare cioè scientificamente attraverso uno strumento specifico l’ipotesi che la violenza sia correlata con la carenza conflittuale. Dopo alcuni focus group curati direttamente dalla psicolo, ga Carmen Molinari vengono redatti i questionari. Nel frattempo il progetto si allarga: non più un’indagine sul rapporto fra carenza conflittuale e violenza, ma un’indagine a tutto campo sul rapporto fra gestione dei conflitti e violenza. Le quattro aree possono caratterizzare con livelli diversi persone normali, e nel loro versante più intenso ed estremo caratterizzano tutte quelle patologie che si esprimono con atti di violenza o con autolesioniamo. In sostanza, la carenza conflittuale è «l’incapacità di stare nella tensione relazionale, vivendola prevalentemente come una minaccia insopportabile»; al contrario, la competenza conflittuale risulta «la capacità di stare nella tensione relazionale affrontandola come una situazione che può essere gestita».

Scritto da Simona Segalini

< Indietro