A gestire le emozioni si impara da bambini

Di: Alberto Oliverio

L’educazione emotiva dei bambini ha un impatto sulla conoscenza di sé, sulle relazioni interpersonali e sui processi cognitivi.

Dal punto di vista cerebrale, i rapporti tra emozione e cognizione dipendono da quelli tra la corteccia e il sistema limbico, associati tra loro da numero­ se connessioni nervose. 

La corteccia cerebrale ha il compito di integrare le reazioni dei nuclei del si­stema limbico coinvolti nell’emozione e di paragonarle con quelle che hanno avuto luogo nel passato in occasione di eventi simili: in tal modo le informa­zioni del presente vengono allacciate a quelle del passato, il che assicura una dimensione temporale alla me­moria. 

L’emozione conferisce così una dimensione calda ai ricordi, fa sì che essi non siano soltanto eventi ma eventi significativi che possono avere un aspetto prevalentemente positivo, come avviene nelle persone ottimiste, oppure negativo.

Emozioni e bambini CPP

I modi in cui le emozioni influenzano le funzioni esecutive (attenzione, me­moria, valutazioni, decisioni, ecc.) so­no molteplici e non dipendono soltan­to dalle interazioni tra sistema limbico e corteccia ma da numerose modifi­che vegetative che le emozioni indu­cono nel nostro corpo, modifiche che non hanno soltanto il compito di in­formare il cervello che il suo corpo è emozionato, caratterizzando così alcu­ne esperienze, ma anche quello di esercitare un effetto sulla memorizza­zione delle esperienze, cioè sull’effi­cienza dei meccanismi della memoria. 

La capacità di comprendere e gestire le emozioni è un’abilità fondamentale nel gestire le relazioni interpersonali. 

Per en­trare in sintonia con un’altra persona è fondamentale aver sviluppato una buona padronanza di sé, un equilibrio interiore e una buona conoscenza dei propri sen­timenti. 

Queste interazioni tra emozione e cognizione maturano a partire dall’in­fanzia. 


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I bambini, infatti, per poter ap­prendere in modo efficace devono aver sviluppato delle capacità fondamentali di cui fanno parte:

  • la fiducia in se stessi, cioè un senso di controllo e padronanza sul proprio corpo, sul proprio comporta­mento e sul proprio mondo
  • la sensazio­ne di avere maggiori probabilità di riusci­re piuttosto che di fallire
  • la curiosità, ba­sata sul fatto che la scoperta sia un’atti­ vità positiva e fonte di piacere
  • l’intenzio­nalità, cioè il desiderio e la capacità di es­ ere influenti e perseveranti
  • l’autocon­trollo, vale a dire la capacità di modulare e controllare le proprie azioni in modo appropriato all’età (controllo interiore)
  • la connessione, cioè la capacità di impe­gnarsi con gli altri, basata sulla sensazio­ne di essere compresi e di comprendere gli altri
  • il desiderio e la capacità di scam­biare idee, sentimenti e concetti con gli altri
  • la capacità di cooperare, l’abilità di equilibrare le proprie esigenze con quelle degli altri in un’attività di gruppo. 

Recenti studi di neuroimaging indicano che, a partire dall’infanzia, la capacità di riconoscere un sentimento nel momen­to in cui esso si presenta è una forma di autoconsapevolezza, intesa come una continua attenzione verso la propria esperienza: la consapevolezza emotiva si traduce in un’attivazione simultanea di aree cerebrali implicate nell’emozio­ne e nell’analisi cognitiva. 

Il monitorag­gio dei sentimenti è importante per la comprensione globale di se stessi, poi­ché grazie alla consapevolezza si riesco­no a gestire molto meglio le varie situa­zioni della vita.

Emozioni e bambini CPP 

I nostri sentimenti, tut­tavia, non sempre raggiungono l’auto­consapevolezza. Di conseguenza, in molti casi le nostre reazioni emotive so­no dovute al fatto di aver prestato at­tenzione solo ad alcuni dati, trascuran­done altri molto rilevanti. 

Ecco perché l’educazione emotiva dei bambini ha un impatto sulla conoscenza di sé, sulle re­lazioni interpersonali, e sui processi co­gnitivi.


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È un’educazione che si basa sulla “lettura” delle proprie emozioni e di quelle degli altri, sulla comprensione e analisi di un racconto, sulle emozioni che suscita un dipinto, una corsa all’aria aperta, in poche parole sul saper pre­stare attenzione a ciò che proviamo e a ciò che riteniamo che provino gli altri. 


Estratto dall'articolo di Alberto Oliverio, neurobiologo fra i maggiori studiosi di neuroscienze, "A gestire le emozioni si impara da bambini" pubblicato sulla rivista Conflitti n°4 2017.

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