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Più emozioni che politica

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Più emozioni che politica

di Daniele Novara

Se restavano dubbi sull’enorme influenza che le emozioni hanno sulla nostra vita, i risultati di queste elezioni li hanno dissipati.
È bastato davvero poco
a Berlusconi per resuscitare le passioni sopite di tanti seguaci, orfani di un carisma orientato alla complicità, alla devozione, a quel narcisismo e senso di onnipotenza che provoca l’adrenalina del “tutto e subito”, e che fa sempre presa (specie se il pedigree di chi lo propina è perfettamente corrispondente).
Grillo agisce sull’immaginario emotivo di rivalsa e giustizia immediata. I toni drastici colpiscono il desiderio di azzerare tutto, svicolando dalla coscienza delle responsabilità personali.
Monti induce al perfezionismo professorale ma questa è un’emozione davvero poco condivisa, anche se può funzionare con chi sente il bisogno di un padre fermo e rigoroso.
Bersani usa poco il fattore emotivo e questo potrebbe spiegare tanto di quello che è successo. Si appella alla ragione, al buon senso, ai disastri della controparte e al futuro. Molti sono sensibili, ma evidentemente non basta. A differenza di Prodi, il suo pedigree di politico di lungo corso non l’aiuta, almeno in questo preciso momento storico.
All’Italia servono leader politici che sappiano parlare ai desideri vitali di futuro e di felicità degli elettori, senza dover far ricorso e assecondare voglie effimere e conformistiche, spesso lesive del patto sociale. Emozioni che suscitino sogni di rinascita piuttosto che complicità simbiotica.
Intanto abbiamo perso un’ottima occasione e il rischio di un’involuzione si fa sempre più incalzante.
Ci sarà un’Itaca anche per la disastrata politica italiana?
Purtroppo il viaggio si sta facendo un po' lungo e i problemi aumentano.




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