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La buona educazione guarisce i bambini

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LA BUONA EDUCAZIONE GUARISCE I BAMBINI

Occhio alla medicalizzazione

A scuola sempre più bambini vengono dichiarati portatori di malattia, anche se nella maggior parte dei casi così non è.
I dati sono impressionanti. In dieci anni nella scuola sono raddoppiate
le certificazioni di disabilità, aumentate del 50% in 4 anni le diagnostiche di DSA (disturbi specifici dell'apprendimento) e in 3 anni i BES (bisogni educativi speciali) sono dilagati.
Si sta attivando con frequenza la logica della diagnosi precoce, che porta spesso a interventi individuali attuati nell'ambito di una indebita “medicalizzazione”.
Nel 2010 una legge dello stato, la 170, ha proposto la possibilità di fare degli screening per verificare casi di difficoltà.

Questi screening sono diventati quasi una moda, tant'è che alcune regioni li attuano addirittura all'asilo nido. Pensiamo al Veneto, dove si sono davvero scatenati.
L'ipotesi da cui parte tutta
una serie di screening “forsennati” è data dalla prevenzione. Ma chiediamoci: cosa significa prevenire in un'epoca in cui la mente del bambino è estremamente plastica? La crescita è il campo dell'immaturità, del pensiero magico, della distrazione, del gioco … di tutto ciò che non ritroviamo più nell'età adulta.
Non possiamo voler anticipare le tappe evolutive con forzature sempre più ossessive, così come non possiamo pensare di voler avere dati certi su scale di valori molto opinabili.
Quando parliamo di prevenzione dovremmo capirci.
A scuola si possono prevenire molti problemi non certo andando a pre - diagnosticare con tabelle fisse i comportamenti infantili ma assumendosi la responsabilità pedagogica che compete ad ogni singolo insegnante.
Un esempio concreto: viene fatto uno screening sulla disgrafia alla scuola materna (allora si chiamava così), una bimba di 4 anni consegna un disegno da colorare con il colore tutto uscito dai margini, lo fa per tre volte, la terza addirittura non colora di verde la chioma di un albero.
Le maestre chiamano i genitori indicando loro una eventuale
visita neuropsichiatrica, visto il risultato emerso dal test a cui tutti i bambini erano stati sottoposti.

Da notare che la maggior parte dei bambini aveva qualche problemino, chi a usare le forbici, chi ad allacciarsi le scarpe…
I genitori hanno ringraziato la maestra dell'indicazione ma l'hanno ignorata, perché sapevano perfettamente che la loro bambina a casa colorava egregiamente quando ne aveva voglia, quindi possedeva le abilità necessarie solo che spesso si stufava delle proposte che la scuola faceva.
Aveva voglia di muoversi o di fare disegno libero e non colorare disegni precotti. La bambina ha affrontato tutti i gradi di scuola senza alcun problema né di disgrafia né di altro.è solo un esempio fra tanti, ma per dire che spesso il test non può essere una misura da utilizzare a tappeto; certo, in casi difficili, quando le azioni pedagogiche non bastano è necessario farsi aiutare, ma perché creare ansia preventiva su larga scala? E perché consegnare la scuola alla Sanità?
Aiutiamo la scuola, a
riappropriarsi di un ruolo pedagogico ed educativo senza non cadere nella trappola delle etichettature, anche psichiatriche.

Il corpo non può e non deve essere dimenticato, la motricità favorisce l'apprendimento così come la possibilità di lavori di gruppo, di espressioni artistiche e musicali, di lavoro con le mani.
Far funzionare la classe come gruppo consente a tutti i bambini di essere sé stessi imparare assieme, crescere assieme. La buona prevenzione si fa con una didattica attiva, dove ogni bambino è di per sé speciale, semplicemente perché è unico. il prossimo anno scolastico induca un ripensamento positivo perché la buona educazione torni ad essere la prima medicina dei bambini.

Daniele Novara, pedagogista, direttore del CPP, daniele.novara@cppp.it
Paola Cosolo Marangon, caporedattrice della rivista Conflitti, conflitti@cppp.it


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