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Il ritorno della guerra

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Il ritorno della guerra
di Daniele Novara


I nostalgici della Prima Guerra Mondiale, di cui ricorre il centenario dell’esordio proprio in questi giorni, sono serviti e non avranno di certo da lamentarsi!

La crudeltà torna a imperversare, a lasciare migliaia di morti negli Ospedali, a colpire senza vergogna bambini e civili come succede in questi giorni a Gaza!
Non è la guerra degli eserciti, ma una strage continua.
In Ucraina anche gli aerei civili che passano a 10.000 metri di altezza vengono abbattuti.
Le armi danno la stura a tutta la follia possibile mentre politologi più o meno accademici fanno finta di spiegare cosa sta accadendo usando categorie politiche che ormai suonano ridicole e retoriche.

Come al solito, come sempre, il nazionalismo copre e presume di legittimare la violenza, di renderla ordinaria.
Come al solito, come sempre,
il termine guerra scompare dalle cronache e si preferisce il più idilliaco conflitto o conflitti, tanto per ricordarci che litigare coi vicini di casa è come tirare bombe sui bambini palestinesi o siriani.
La guerra si nutre anche di questa vergognosa inversione semantica, così come ai tempi dei vari regimi “l’onore del popolo” diventava l’arma retorica in più per combattere il presunto nemico.
Occorre smontare chi pretende di avere delle ragioni. La violenza ne è priva. Sempre!
Il Papa lo ripete. La violenza è psicopatica e solo gli psicopatici la praticano.
Ma si può cambiare.
Come siamo riusciti a chiudere i manicomi possiamo farcela anche con la guerra.



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