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Il grande equivoco della didattica digitale a scuola

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Il grande equivoco della didattica digitale a scuola


di Daniele Novara

Più si è connessi meno s’impara. Sembra una banalità, uno di quei mantra ripetuti, ma è anche un’affermazione supportata da varie indagini scientifiche: gli studenti dell’era digitale risultano molto tecnologici, ma per ogni ora passata in più sui dispositivi elettronici, l’apprendimento cala. Il dato è ancora più marcato se si considera il risvolto pedagogico della migrazione al digitale prevista per la scuola dai nuovi orientamenti ministeriali. Il traguardo auspicato è quello di sostituire il supporto cartaceo con schermi e tastiere. L’auspicio forse era che lavagne elettroniche e tablet avrebbero risvegliato i cervelli addormentati di professori e studenti annoiati ma questo non avverrà, le tecnologie non determinano infatti nuove motivazioni scolastiche, anzi il risvolto più drastico sembrerebbe l’inutilità di frequentare fisicamentela scuola potendo restare online anche da casa.
Si tende a dimenticare che
la scuola è principalmente una comunità sociale formata da insegnanti e alunni fisicamente presenti che sviluppano conoscenze attraverso la condivisione, la cooperazione e lo scambio continuo.
Vi si aggiunga che nulla è più efficace in termini di apprendimento del fatto stesso di impugnare una penna e scrivere, gesto semplice, che prevede il coordinamento d’importanti funzioni neurofisiologiche oltre che fungere da propulsore della memoria.
Maria Montessori ci ha sempre ricordato quanto un bambino sia un essere sensoriale che afferma se stesso e progredisce tramite l’esperienza concreta, meglio se libera e creativa.
Come trarre quindi beneficio da questa rivoluzione?
Svincolando la scuola dall’ossessione nozionistica con contenuti a disposizione in tempo reale e concentrandosi sull’apprendimento generato dal poter affrontare problemi creativi.
Valorizzando la tecnologia come supporto alle attività di gruppo, vero cuore pulsante delle metodologie efficaci e motivanti.



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