Centro psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti

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I bulli non sanno litigare

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Daniele Novara, Luigi Regoliosi
I BULLI NON SANNO LITIGARE
Carocci editore, Roma, 2007.

Ecco un libro sul bullismo che va oltre le solite statistiche e i periodici allarmi, che lasciano disarmati. È un libro che nasce dalla pluriennale esperienza di lavoro degli autori insieme a centinaia di insegnanti della provincia di Bergamo, impegnati con loro in un articolato progetto di formazione e azione sul bullismo.
La prima novità è un radicale ripensamento del fenomeno, che non è più visto come responsabilità di alcuni individui pericolosi, ma è finalmente riconosciuto in un orizzonte più ampio, collegato ad alcuni mutamenti e caratteristiche della nostra società nel suo complesso. Questa svolta permette di individuare come interlocutore e come soggetto di un possibile mutamento il gruppo nel suo insieme, sia esso classe scolastica o altro.
È un libro centrato sulle possibilità operative degli insegnanti e degli educatori, vagliate con il criterio dell'efficacia, in un'ottica di prevenzione e riparazione.
Vengono presentati due metodi di intervento, corredati da sperimentati strumenti. Uno è centrato sul gruppo e mira a svilupparne il senso di comunità e la coscienza e responsabilità collettiva. Questi sono visti come antidoti che nel gruppo impediscono lo sviluppo incontrollato di problemi relazionali. L'altro punta al cuore del problema: l'incapacità di vivere i conflitti in modo costruttivo.
Indubbiamente i bulli, invece di litigare, utilizzano la violenza come modalità sistematica per controllare gli altri. Ma non sono i soli ad aver bisogno di una vera e propria alfabetizzazione ai conflitti per poter imparare a stare con gli altri, negli incontri, negli scontri, nella possibilità di non essere d'accordo, nella necessità di confrontarsi.
La paura dei conflitti che ancora domina le nostre strutture educative costituisce l'humus inconsapevole necessario ai bulli per poter agire.
Questa ipotesi che il bullismo sia una incompetenza conflittuale, non solo un'ingiustizia, apre molteplici possibilità operative. Alcune sono già note e iniziano a diffondersi, come il Consiglio di cooperazione e la Mediazione tra pari. Altre, anche molto precise come i rituali educativi, sembrerebbero dettagli se non fossero parte di una complessiva impostazione pedagogica orientata a una gestione educativa del conflitto.
Si tratta in effetti di una svolta culturale che parte dalla capacità di distinguere tra conflitto e violenza e approda alla capacità di apprendere a stare nei conflitti in modo attivo e consapevole.
Il limite di questi metodi, cui è dedicato un intero capitolo, o meglio il problema cruciale che così si lascia vedere alle spalle delle inquietanti malefatte dei bulli, è la necessità di una effettiva coesione educativa tra gli adulti, insegnanti, educatori e anche genitori.
Il compito non è facile, ma almeno la direzione di lavoro tracciata è convincente e concreta.

Elena Passerini



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