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Come sopravvivere al pranzo di Natale

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Come sopravvivere al pranzo di Natale e ai suoi conflitti


Tutti abbiamo sperimentato un pranzo natalizio indimenticabile in cui è bastata una piccola miccia per far detonare una bomba di incomprensioni pregresse, rancori sopiti, dinamiche estenuanti quanto ripetitive.

Ma perché succede? Come tutte le occasioni conviviali il Natale è un momento topico per far emergere le questioni sospese. Essendo un rituale è per sua natura una forma di rappresentazione del legame che unisce le persone tra loro: la qualità del rapporto emerge, nel bene e nel male.
Abbiamo davvero tutti un intimo desiderio di ritrovarci e stare insieme
o lo facciamo solo per convenzione, per adempiere a un dovere implicito ma stringente? Purtroppo spesso le buone intenzioni non bastano, anche perché sedersi a tavola già all’erta, vigilando continuamente per sopire e disinnescare le potenziali frizioni, oltre che essere una fonte di stress significa che i presupposti per passare una bella giornata insieme potrebbero mancare.

Cosa si può fare per evitarsi il mal di pancia da litigio? Sono tre le attenzioni che possono esserci d’aiuto.
Primo: forse sarebbe meglio che imparassimo a dare più peso alla sincerità e all’affetto genuino invece che farci confondere dalla convenienza e dall’obbligo formale. Se già sappiamo che c’è qualcuno non ben disposto a condividere con noi una giornata di festa dovremmo lasciar perdere, sentendoci sciolti da obblighi che potrebbero proprio non sussistere. Che festa è se ci si arriva con i rapporti già compromessi?

Se invece ormai gli inviti sono fatti, allora ecco la seconda attenzione: un rito che celebra un legame richiede una manutenzione del legame stesso. Meglio quindi provare a gestire il conflitto in corso, preparando una situazione condivisa in cui sia possibile recuperare il dialogo e individuare un elemento di interesse comune su cui orientare la comunicazione durante il pranzo di Natale.
Se poi ormai il legame ci sembra compromesso ma non vogliamo comunque rassegnarci a un pranzo in tenuta ridotta, con la famiglia il meno possibile allargata e svuotata dai parenti scomodi, ci resta
l’ultima attenzione: concentrarci sull’accoglienza di ciascuno, avendo cura di dare a tutti il proprio posto nella festa. La cura, la bellezza, l’attenzione ai dettagli ornamentali e umani, è un potente deterrente di qualsiasi volontà polemica e di qualsiasi intenzione di sabotaggio.
Il piatto preferito dalla zia, la tavola come la vuole apparecchiata la nonna, il vino portato dal cognato e la musica scelta dal nipote adolescente: è più difficile rovinare un pranzo in cui gli ospiti si sentono accolti e protagonisti.

Buon Natale!

Daniele Novara, pedagogista, direttore del CPP, daniele.novara@cppp.it


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