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Che azzardo, il gioco d'azzardo!

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Che azzardo, il gioco d’azzardo!
di Daniele Novara


Cresce il business del gioco d’azzardo: appiccicati a una slot machine o a un videopoker milioni di italiani tentano un’improbabile fortuna nella roulette russa di quattro figurine che dovrebbero, prima o poi, combaciare, o si giocano la sorte in lotterie autorizzate accessibili ormai anche online.
Non è proibito, quindi si può fare: e così
diversi locali pubblici, entusiasti di questa nuova forma di guadagno facile, si convertono all’azzardo a prescindere da qualsiasi connotazione etica o educativa, e sempre più professionisti delle relazioni d’aiuto si trovano di fronte uomini e donne che non sanno più come uscirne. Perché il gioco d’azzardo non è come il megaschermo delle partite di calcio, e in tanti finiscono per perdere soldi e dignità, rincorrendo un sogno che impedisce loro di dedicarsi alla ricerca di altre strade di riscatto, di esiti realmente positivi per la propria vita. Anche alcuni ultimi dati confermano questo problema: la dipendenza da gioco d'azzardo cresce giorno dopo giorno, e alcune regioni (ad esempio il Veneto) stanno pensando a come riorganizzare i SerT tenendo conto di questa nuova esigenza.
Mi dispiace poi che sia lo Stato stesso a incentivare queste forme di dipendenza, con pubblicità a favore del giochi e di tutte le loro ultime forme più creative, che non hanno proprio niente di innocente.
Non ho alcuna nostalgia dello Stato Educativo, ma non mi entusiasma neanche il suo opposto, lo Stato Diseducativo. E mi chiedo: ma non sarebbe molto più ovvio prendere atto della dannosità di queste pratiche sia in termini strettamente sanitari, sia in termini di spreco di importanti risorse umane che potrebbero essere investite in ben altre direzioni? Se la crisi dovesse finire per trasformare l’Italia in un’enorme sala giochi, non solo avrebbe la meglio sul nostro futuro, ma credo che il futuro stesso rischierebbe la paralisi totale.
Perché il capitale umano è prezioso: e chi lavora tentando di aiutare gli altri ad attivare risorse che sembrano esaurite, speranze abbandonate, creatività prosciugata da una slot machine, lo sa bene. Occorre allora fare smetterla di consentire e incentivare pratiche che, come le sostanze stupefacenti, inibiscono l’azione creativa, la progettualità e l’impegno condiviso e fare gruppo: sostenere una cultura e un pensiero di speranza, sviluppando la capacità di attivare maieuticamente quel capitale umano su cui solo è possibile costruire il futuro.




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