Non prendiamoli alla lettera!

Articolo pubblicato su "Messaggerosantantonio.it", 23/02/2017

Rispettare l’età dei figli e considerare che il loro modo di comunicare è diverso dal nostro ci consente di mantenere quella giusta distanza per gestire adeguatamente le contrarietà.

Il padre taciturno era una figura tipica dell’educazione di una volta, ma anche la mamma manteneva un profilo defilato, evitando ogni forma di confidenza. Oggi i genitori sono più vicini ai figli. Una recente ricerca, condotta presso la University of California e pubblicata sul «Journal of Marriage and Family», ha mostrato che, nella maggior parte dei Paesi occidentali, i genitori trascorrono più tempo con i figli di quello che facevano le mamme e i papà cinquant’anni fa. Questa vicinanza ha portato a un fenomeno sempre più diffuso: si parla tanto con i bambini e i ragazzi, è diventato un obbligo essere espansivi, chiacchierare, discutere. La faccenda funziona finché resta nei binari dell’educazione, viceversa diventa un equivoco quando i genitori non considerano l’età dei figli e suppongono che i loro discorsi debbano essere presi alla lettera e gestiti come parole uscite da persone già adulte.

In questo modo i conflitti diventano inevitabili. Facciamo due esempi: la mamma dice a Matteo (6 anni): «Aiuta tua sorella Elisa a sistemare i giochi, che è piccola». Matteo va in camera. Dopo un po’ si sente urlare la piccola. La mamma accorre: «Cosa stai facendo Matteo, perché Elisa piange? Cosa le hai fatto?». «Stava giocando con le mie macchinine e io non voglio, allora le ho prese. Sono le mie e lei non le deve toccare». La mamma: «Matteo, cosa c’entra? Ti avevo chiesto di aiutare tua sorella a sistemare, non di toglierle i giochi!». E Matteo: «Fa apposta a piangere. Non sono stato io a farla piangere». La mamma insiste: «Ma perché non l’hai aiutata come ti ho chiesto?». Racconta Yuri di 12 anni: «Una volta stavo guardando la televisione e, a un certo punto, mia mamma l’ha spenta all’improvviso. Io me la sono presa con lei e mi sentivo triste, ma non è finita lì. Il giorno dopo ero ancora arrabbiato e ho litigato con lei, dicendo che era la mamma peggiore del mondo. Lei si è arrabbiata e abbiamo discusso per mezz’ora».

I bambini sono dominati dal pensiero magico e percepiscono la realtà in maniera particolare. Gli adolescenti presentano un cervello instabile, con la necessità di modificare la realtà in funzione dei propri interessi. Prendere alla lettera ciò che esce dalla loro bocca porta alla sensazione di aver fatto un buco nell’aria. Rispettare l’età dei figli e considerare che il loro modo di comunicare è diverso dal nostro ci consente di mantenere quella giusta distanza per gestire adeguatamente le contrarietà.

 

Articolo di Daniele Novara, pedagogista, daniele.novara@cppp.it (visita il sito)

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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Non prendiamoli alla lettera