I ruoli in famiglia, l’argine da ritrovare

Articolo pubblicato su "Avvenire.it", 17/02/2017

Mamma e papà siano educatori, non altro. I genitori non devono fare i poliziotti, né gli psicologi né gli amici. Ai figli servono argini, direzione e limiti: padre e madre devono mettersi a servizio della loro crescita

Sono tragiche le notizie sul sedicenne di Lavagna che si è tolto la vita. E purtroppo non sono le uniche in questi ultimi giorni che vedono protagonisti ragazzi persi e in di!icoltà, tanto da avvicinarsi alla morte. Come provare a capire quello che sta succedendo? Se vivessimo in un mondo ideale e se ci fosse un segreto per educare i figli senza problemi, non saremmo qui a farci domande. Ma non esistono ricette, non ci sono manuali d’istruzione, così come non ci sono figli sbagliati e neanche figli colpevoli, sono solo immaturi. E soprattutto il genitore perfetto non esiste.

Cerchiamo però di renderci conto che c’è bisogno soprattutto di recuperare dei ruoli all’interno della famiglia, perché i figli non crescono da soli e nello stesso tempo deve essere chiaro che a volte i genitori ci sono fin troppo. Da un estremo all’altro: i genitori addosso, invadenti sono una complicazione in più, non una soluzione. Una certezza c’è: madre e padre sono la più grande risorsa per i figli, ma non devono smarrire il loro ruolo di educatori. Non devono fare i poliziotti, neanche gli psicologi e nemmeno essere amici dei loro figli. I genitori devono educare e se si trovano in situazioni estreme che non sanno codificare o gestire, allora è meglio che chiedano aiuto a professionisti. È vero: ci vorrebbe un supporto diffuso per sostenerli, un supporto che il più delle volte manca. Scuole Genitori e sportelli di supporto pedagogico sono indispensabili in questa fase di fragilità genitoriale.

Sappiamo che con gli adolescenti di oggi ci troviamo di fronte ad una generazione affetta da quella che ho definito 'carenza conflittuale', ossia di difficoltà ad affrontare le contrarietà e le frustrazioni relazionali. Ed è una generazione adolescenziale particolarmente debole da un punto di vista emotivo. Significa che c’è una profonda difficoltà a gestire le situazioni critiche e di conflittualità. Quasi sempre si tratta di ragazzi cresciuti in contesti eccezionalmente virtuali con un consumo giornaliero di videogiochi assolutamente eccessivo che compromette le normali funzioni neurocerebrali. Preferiscono pertanto annullare i problemi piuttosto che affrontarli. Fino ad arrivare al punto limite in cui la realtà fa più paura della morte. Per evitare tutte queste implicazioni occorre parlare di più tra genitori per trovare una linea educativa condivisa e realizzare un vero gioco di squadra educativo.

Il disaccordo tra madri, padri e a volte anche insegnanti crea molti danni: i giovani non hanno riferimenti e non sanno più a chi dare retta. Ai figli servono argini, direzione, limiti e dal punto di vista del genitore serve un interesse di servizio, cioè un mettersi al servizio della loro crescita. È necessario riprendere in mano totalmente il ruolo del padre, anche considerando che viviamo in un contesto molto fluido, sia in ambito formativo sia nelle relazioni sociali e quindi è ancora più importante recuperare la sua figura. Figura che si confronta con quella della madre, accompagna il figlio nella formazione e consente di dirgli: «Sì, ti lascio grandi libertà, ma a patto che tu abbia delle regole, precise e da rispettare».

La madre, da parte sua, non deve essere invadente e lasciare all’altro genitore e al figlio i loro spazi, sapendosi anche 'fare da parte' in alcuni momenti. Una madre che pretendesse di gestire e tenere sotto controllo i figli in adolescenza finirebbe infatti per essere un pericolo per la loro crescita e la loro sanità psicoevolutiva. Funziona poi cambiare la logica educativa: non esserci sempre, ma esserci il giusto, con chiarezza e affidabilità. È sempre meglio recuperare la giusta distanza emotiva per favorire un vero rapporto educativo. Per avere e riuscire a dar loro sempre fiducia. Con un adolescente serve tantissimo, per garantirgli spazi di libertà e consentirgli la giusta autodeterminazione, sempre tenendo presente che la mente di un ragazzo è naturalmente instabile e immatura. Perché deve crescere ancora, insieme ai suoi genitori.

 

Articolo di Daniele Novara

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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