Adolescenti fragili

Articolo pubblicato su "Libertà", 18/02/2017

Il ragazzo di 16 anni che a Lavagna si butta dalla finestra mentre la Finanza cerca hashish o marijuana nella sua stanza, non è che la punta di un iceberg che vede tanti ragazzi e ragazze in condizioni di profondo autolesionismo. Non solo droga, ma anche dipendenze da video giochi, disturbi alimentari, abbandono scolastico. Conviene mettere a fuoco due punti che ritengo particolarmente importanti.

Il primo riguarda la necessità di analizzare questi problemi come questioni di natura educativa piuttosto che di natura giudiziaria o sanitaria. Sappiamo quanto un deficit educativo incide profondamente sulla crescita dei nostri ragazzi. Da un lato i genitori non possono e non devono essere perfetti, dall’altro però rappresentano la più grande risorsa di cui i figli dispongono e quando questa risorsa viene a meno i danni possono davvero essere significativi. Purtroppo a volte sembra che quello educativo sia l’ultimo interesse di tanti genitori. Ci sono i genitori-amici, i papà-peluche, la supermamma ansiosa, quella che vuole fare la psicologa delle proprie creature, il genitore contento quando i figli gli parlano e quello felice se l’interrogazione preparata assieme è andata bene.
Più raro il genitore educativo che cerca, anche con fatica, di aiutare i figli nella loro conquista di autonomia liberando capacità e sviluppando se stessi.
È diventato sempre più difficile educare e il genitore fai da te non rappresenta una vera alternativa al genitore dispotico e autoritario di un tempo. Occorre non abbandonare i genitori in questo compito. Una volta era più facile. Gli adulti rappresentavano un’autorità indiscussa, oggi non più. Scuole Genitori, sportelli pedagogici e di supporto educativo sono istituzioni indispensabili per offrire alle famiglie tutte le informazioni necessarie per educare bene i figli. 
Ci vogliono fonti tecniche attendibili, tanti blog per genitori diffondono solo confusione e allarmismo.

La seconda riflessione è sulla figura del padre. Parto dalla constatazione che proviene anche dal mio lavoro in studio dove tanti genitori sono alle prese con adolescenti più o meno fuori controllo. La pretesa o la necessità della mamma di gestire da sola il figlio o la figlia adolescente presenta gravi controindicazioni che troppo spesso vengono sottovalutate. Se esiste una figura da cui qualsiasi adolescente vuole schiodarsi è proprio la mamma, memoria vivente dell’infanzia e del nido infantile, ricordo di una dipendenza che non interessa più. I ragazzi rischiano così di alzare l’asticella della trasgressione oltremisura mettendosi con molta leggerezza in situazioni pericolose.
Occorre viceversa passare la palla al padre, impostare il gioco di squadra affidandogli il front office educativo. Un padre che deve essere capace di fare da argine ma anche di garantire con coraggio la capacità di affrontare le sfide della vita e della crescita. E quando il padre manca del tutto, allora la madre non può che assumere questo ruolo fino in fondo rinunciando a inutili atteggiamenti di accudimento materno.

La mente di un adolescente è naturalmente instabile e immatura. Non servono controlli polizieschi o punizioni mortificanti, servono regole adeguate all’età e ben negoziate. Serve parlarsi di più fra genitori piuttosto che con i figli. Serve resistere nel ruolo educativo proprio quando l’età dei ragazzi ne ha più bisogno.

 

Articolo di Daniele Novara, pedagogista, daniele.novara@cppp.it

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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