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Dalla modalità di valutazione assoluta e comparativa al modello evolutivo.

Agli esami una professoressa gli [a Gianni] disse: – perché vai a scuola privata? Lo vedi che non ti sai esprimere? 
Lo so anch’io che il Gianni non si sa esprimere. Battiamoci il petto tutti quanti. Ma prima voi che l’avete buttato fuori di scuola […].
Bella cura la vostra. Del resto bisognerebbe intendersi su cosa sia lingua corretta. Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all'infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O per bocciarlo.

(Don Lorenzo Milani)

Nel modello tradizionale di valutazione adottato dalla scuola italiana già dal XIX secolo, i docenti propongono agli allievi prove (scritte o orali) a cui il docente attribuisce arbitrariamente e soggettivamente un preciso significato. In Italia si usa una misurazione numerica che va da 0 a 10; in altri Paesi una numerazione più limitata, da 0 a 6. C’è sempre un numero che segna il confine tra una prova superata, sufficiente, e una prova non superata,  insufficiente.

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Articolo di Daniele Novara, pedagogista, daniele.novara@cppp.it pubblicato su La Vita Scolastica,  gennaio 2017

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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