La lezione non serve

La scuola come comunità di apprendimento

Convegno Nazionale CPP 14 Aprile 2018 a Milano 

Informazioni

Due sedie, un tappeto, un gomitolo e la classe cambia

Di: Franca Gianinazzi

Un litigio per un mattone ha fatto nasce­re un accordo in cui due case si sono tra­sformate in un castello.

Insegnare alla scuola dell’infanzia è un’avventura che ho cominciato 25 anni fa e che mi ha portato più lontano di quanto potessi immaginare. Tra­scorrendo le mie giornate con i bam­bini, giocando con loro, osservandoli, ho vissuto tante storie e provato molte emozioni; ho viaggiato anche dentro di me, nella mia infanzia. Mi sono fatta tantissime domande. Una in particola­re “Come gestire i litigi dei miei piccoli alunni?” mi ha portato a Piacenza in un anno in cui un gruppo di bambini particolarmente litigioso mi aveva messo in difficoltà. Ciò che mi interro­gava non era il loro litigare, ma la loro reazione in seguito ai miei interventi. Cosa stavo sbagliando?

Così è iniziata la mia storia con il CPP e con il metodo Litigare Bene.
Mi sarebbero bastate due sedie, un tappeto e un gomitolo: ecco l’angolo dei litigi. Avrei dovuto fare quattro passi: due indietro (non cercare il col­pevole, non imporre la soluzione) e due avanti (far parlare i bambini del lo­ro litigio, favorire un accordo tra loro). Questi semplici passi avrebbero fatto la differenza e restituito ai bambini il diritto di litigare, la soddisfazione di poter decidere per loro stessi. Serenità per loro e per me.

Ho visto il clima di classe mutare. Ho visto i bambini cambiare. Ho scoperto in loro risorse che prima non individua­vo. “Funzionerà con tutti?” mi chiede­vo, “Anche con chi si esprime poco?” “Anche con chi non conosce l’italiano?” Poco a poco tutte le resistenze si sono sciolte. Ho visto bambini molto timidi trovare sicurezza nell’angolo dei litigi. Ho visto bambini che apparivano sicuri di sé sentirsi fragili di fronte al compagno che dichiarava un’emozione, li ho visti na­scondere il viso tra le mani, abbassare lo sguardo. Tendere la mano. Sorridere. Ri­dere. Alzarsi e tornare a giocare. Giocare con le parole. Applaudirsi.

Un litigio per un mattone ha fatto nasce­re un accordo in cui due case si sono tra­ sformate in un castello. Il gioco, che ini­zialmente coinvolgeva quattro bambini, è terminato con il coinvolgimento di tut­ti. Il castello è stato arredato e addobba­to. Il giorno successivo avrebbe accolto un compagno dopo una lunga assenza. Con sorpresa ho ascoltato racconti di genitori che avevano bambini che non litigavano a scuola ma lo facevano spes­so a casa, e con metodo. Una coppia di genitori è arrivata in visita una mattina perché la loro bambina aveva detto loro che dovevano imparare a litigare bene “come facciamo noi alla materna”. Volevano vedere il nostro angolo dei litigi. A volte gli accordi non arrivano. Accade, anche se raramente. Ma anche senza accordo la cosa importante è che le emozioni abbiano trovato spazio e voce, parole, ascolto. Sono state condivise e questo fa la differenza!

Non potrei più pensare alla quotidianità della scuola dell’infanzia senza uno spa­zio dedicato ai litigi dei bambini. Non potrei rinunciare alla ricchezza che na­sce tra quelle sedie e che passa di mano in mano attraverso il gomitolo. 

Articolo pubblicato sulla rivista Conflitti n°2-2018


Franca Gianinazzi è formatrice territoriale del Metodo Litigare Bene, ideato da Daniele Novara, per il Canton Ticino (CH).

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