Brutti voti: arcaici. Il cervello funziona per compensazioni

Brutti voti: come gestire le insufficienze dei figli?

Durata: tempo di lettera 2 minuti

“L’idea dei voti, da un punto di vista tecnico-pedagogico, è arcaica, antica, superata. Nell’ambito delle nuove teorie dell’apprendimento è un modello che resta abbarbicato all’idea idealistica della scuola, dove non si possono fare errori e bisogna soltanto dare risposte esatte; mentre tutte le ricerche scientifiche dimostrano che soltanto sbagliando si può migliorare.” esordisce così il pedagogista Daniele Novara parlato nella trasmissione "Genitori si diventa" su Radio Cusano Campus.

Niente voti, dunque, secondo Novara: “Tanto più alla scuola primaria. L’Italia ha fatto passi indietro spaventosi, ripristinando voti numerici che, a livello mondiale, non usa nessuno e che porta a 12 mila bocciature. In molti Paesi europei, fino alla fine della scuola elementare, non viene bocciato nessuno. Per noi, sono solo traguardi ossessivi.”

Il cervello funziona per compensazioni, non per difetto

“Uno dei miti della scuola tradizionale è che il brutto voto possa spronare verso traguardi più avanzati, ma il cervello funziona per compensazione non per difetto. Bisogna rafforzare il sistema cerebrale ad ottenere risultati, ed evitare di mortificarlo con punizioni di varia natura. Un bocciato, almeno in un caso su due, viene bocciato di nuovo l’anno successivo. Un due agli inizi del primo quadrimestre è demotivante. La nostra concezione di scuola è nostalgica. Abbiamo bisogno di qualcosa di più scientifico, non di tornare indietro: l’Ottocento per fortuna è finito”, ha aggiunto Daniele Novara.

Brutti voti, o pagelle insufficienti: come gestire le insufficienze dei figli?

“Non mortificare, non punire, se i figli devono recuperare delle materie. Il genitore dovrebbe mettere a disposizione rinforzi estivi: aiutare i figli ad organizzarsi, non sostituirsi; aiutarli affinché dormano di notte e non ci sia questa tracotante invadenza dei videogiochi, che compromette ogni forma di concentrazione sui contenuti. Se un diciassettenne frequenta continuamente la discoteca, o trascorre notti intere sui social, è chiaro che non renderà a scuola…”

Articolo tratto dalla radio intervista a Daniele Novara, Radio Cusano Campus, 11 giugno 2018

Ascolta l'intera intervista

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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