Smartphone ai bambini

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Ma la vera occasione persa dalla nuova legge sul cyberbullismo.

Daniele Novara su Avvenire e Magazine Family Health.

Pochi giorni fa il pedagogista Daniele Novara ha pubblicato un intervento molto deciso su Avvenire a proposito dell’utilizzo degli smartphone da parte dei bambini. La sua opinione si inseriva in un commento più ampio alla legge sul cyberbullismo.
Ecco un estratto:

Ma la vera occasione persa dalla nuova legge sul cyberbullismo è quella di non aver avuto il coraggio di mettere dei divieti nella vendita dei dispositivi digitali ai bambini, lasciando le famiglie in balia di un marketing sempre più cinico che usa i minori come target per vendere strumenti non adatti alla loro età.

Ieri è comparso un altro autorevole post, stavolta su FamilyHealth,  a firma dello scrittore Alberto Pellai, autore del recente “L’età dello Tzunami”: qual è l’età giusta per l’utilizzo del cellulare? Nel suo commento Pellai sostiene che è difficile definire un’età “giusta”, ma che bisogna chiedersi se il proprio figlio è in grado di gestire le complessità della gestione di uno smartphone, nonchè valutare il livello di impegno che, come genitori, si è in grado di mettere in campo. La sua conclusione è che uno smartphone connesso a internet in mano a un bambino delle primarie è un azzardo.

"A casa nostra – scrive – abbiamo deciso che il cellulare sarebbe entrato nella vita dei nostri figli al termine della terza media. Al momento perciò lo possiede solo il primogenito, che è sedicenne. La nostra seconda figlia, 13enne, ha i propri gruppi WhatsApp nel cellulare della mamma. Pur avendo preso una decisione così controcorrente, al momento posso dirvi che siamo tutti vivi e che mi pare anche che nessuno soffra di isolamento sociale". 

Anch’io, come genitore di una quasi dodicenne, mi sono trovato a dover decidere. Con mia figlia c’è un dialogo continuo sul tema e alla fine abbiamo ceduto in prima media. Abbiamo installato il parental control per una cifra di 2/3 euro al mese. Mai così ben spesi. Mi dice che le sue amiche non ce l’hanno: lei è l’unica. Se fosse vero non la considererei una buona notizia. Abbiamo stabilito delle regole chiare. Metto in conto che possa fregarmi in qualche occasione, ma confido lo faccia entro certi limiti. Oltre quei limiti sarebbe  auspicabile (per lei) che io non me ne accorga e comunque pagherebbe pegno. Ha ragione Pellai: educare all’uso dello smartphone è un lungo lavoro. L’ho accettato – controvoglia, ma per darle fiducia – come parte della nostra epoca. Condivido però il pensiero espresso da Novara: valuterei molto positivamente una limitazione all’acquisto di dispositivi digitali connessi a internet sotto una certa età. 14 anni? Sarebbe di difficile attuazione concreta, lo so perfettamente… ma credo valga lo stesso la pena attrezzarsi e trovare soluzioni per muovere in quella direzione.

Articolo pubblicato su "Avvenire" e "Magazine Family Health", 8 giugno 2017

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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