Non mettete i vostri figli sui social

La lupa che protegge i cuccioli, il pudore del bambino e della bambina, il rischio di creare una personalità.

Durata: tempo di lettura 3 minuti

Quando vedo tutte le foto di bambini e bambine lanciate nel mondo di In­ternet mi vengono in mente sponta­neamente due immagini: la prima è quella di una lupa che, sentendo di es­sere pronta al parto, cerca una tana nascosta dove far nascere il suo cuc­ciolo al riparo da possibili minacce. Molti documentari mostrano lupe che corrono a riprendere cuccioli discoli che cercano di uscire prematuramen­te dalla tana e li rinascondono.

La seconda mi viene da un’esperienza diretta che ho avuto in passato quan­do lavoravo come educatore di asilo nido. Ho osservato diversi bambini esprimere chiaramente un senso di disagio nel vedere alcune proprie foto esposte nel corridoio del Nido, come se non fosse scontato il piacere di es­sere visti da tutti in alcuni momenti che ritenevano propri.

Queste due immagini mi portano a pensare che da una parte la natura animale e dall’altra la spontaneità dei bambini ci invitano a essere assai pru­denti nell’esporre le immagini dei no­stri figli, specialmente se l’esposizione si dimostra senza ritorno, senza pos­sibilità di rimozione. Mostrare una fo­ to a parenti e accorgersi che il figlio o la figlia non sono d’accordo permette di rimediare: evitando di rifarlo o, in casi estremi, chiedendo immediata­ mente indietro l’immagine. Mettere la foto sui social significa invece perdere la proprietà dell’immagine che in quanto pubblicata diventa pubblica, di tutti e tutti ne possono fare ciò che vogliono anche se la legge lo impedi­ rebbe. Purtroppo proprio chi tende a fare usi perversi delle foto di bambini e ragazzi è spesso in grado anche di dribblare la legge e i controlli.

Al di là dei pericoli della rete, quello che accade quando mettiamo foto dei nostri figli in Internet è che si crea un’immagine pubblica del soggetto prima ancora che il soggetto se la sia creata. Viene cioè anticipata quella importante fase durante la quale nel suo percorso di vita, specialmente dalla scuola primaria in poi, il bambi­no affronta la società in modo più si­gnificativo presentandosi con una propria personalità. Ricordo che etimologicamente il termine “persona” deriva dalla maschera che si usava in teatro per amplificare il suono. Per­-so­no. Nello sviluppo della propria indivi­ dualità ognuno si costruisce piano pia­no una propria maschera sociale che non è una finzione ma un adeguato ve­stito per presentarsi in pubblico. L’espo­sizione precoce della propria immagine rischia di anticipare la persona che il soggetto vorrebbe costruirsi, e così il povero bambino potrebbe trovarsi con una personalità già esposta socialmente dai genitori e costretto a indossare una maschera che non gli appartiene. A questo punto quella maschera non è più sana ma diventa una gabbia entro cui stare.

È un po’ il meccanismo che si verificava in passato quando, in certe famiglie no­bili, l’esposizione del bambino, dell’ere­de al trono, era una sorta di vanto so­ciale economico e politico. Il bambino e la bambina esposti erano così costretti a seguire la “vocazione” indicata dai ge­nitori e dal sistema sociale. Se invece vogliamo aiutare il bambino a essere e diventare ciò che realmente è e ha in sé come potenzialità dobbiamo evitare di mettergli dei vestiti prima del tempo e lasciarlo andare per la sua strada che quasi mai corrisponde completamente a quella che noi pensiamo per lui.

Nel bellissimo film La famiglia Belier una ragazza brava a cantare, nata in una fa­ miglia di sordomuti, per seguire il proprio percorso deve rompere con lo schema di origine. Lo stesso concetto è nel libro poi film per bambini Storia di una gabbianel­la e del gatto che le insegnò a volare di Sepulveda. Due racconti che ci invitano a lasciare che i figli realizzino la propria e assolutamente unica vocazione.

La lupa che protegge i cuccioli, il pudore del bambino e della bambina, il rischio di creare una personalità che poi ingab­bia sono tre argomenti che ritengo suf­ficiente per creare un vero e proprio nuovo tabù collettivo: non pubblicare foto di bambini e bambine sui social.

Articolo pubblicato sulla rivista Conflitti n°2-2018
Claudio Riva, psicologo e psicoterapeuta, cura la rubrica Totem e Tabù della rivista Conflitti.

Staff

Claudio Riva

Psicologo e psicoterapeuta.

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