Inutili e pericolosi gli screening a tappeto nelle scuole d’infanzia

La crisi della scuola e l'invasione medico-sanitaria.

Mi arriva in studio, mandata dal pediatra, una famiglia con una bambina di 5 anni e mezzo che allo screening a tappeto realizzato nella sua scuola, presumibilmente dall'ASL, appare troppo "perfetta".
"E' come bloccata, non si lascia mai andare", hanno riferito i genitori. Non capisco bene e inizio a fare un po' di domande mentre la mia collega gioca con la piccola alla sabbiera. La bambina sarebbe "troppo a posto", troppo giudiziosa, ha iniziato a scrivere il suo nome a 4 anni e oggi sa già scrivere e leggere in stampatello; ama i libri, è riflessiva e non si propone di sterminare la sorella più piccola di 4 anni verso cui è sufficientemente protettiva. Insomma... tutto a posto! Nulla di cui preoccuparsi. Ma lo screening è implacabile, qualcosa deve pur venire fuori!
La crisi della scuola si manifesta anche attraverso la totale permeabilità di questa importantissima istituzione a ogni sorta di invasione medico-sanitaria.
Negli ultimi anni la propensione a confondere problematiche di immaturità infantile con patologie vere e proprie ha raggiunto percentuali davvero preoccupanti. In Italia è quindi partita, dalle scuole dell'infanzia, una campagna di screening a tappeto per verificare la correttezza cognitiva degli alunni in vista di una diagnosi che porta alla certificazione scolastica oppure al DSA (disturbi specifici d'apprendimento) oppure al BES (bisogni educativi speciali).
Ovviamente tutti questi disturbi negli ultimi 10 anni sono aumentati se non raddoppiati. Occorre al proposito ricordare ancora una volta alcune evidenze scientifiche.

1. Il cervello infantile, e quello adolescenziale, anche se quest'ultimo in misura minore, è estremamente plastico, in grado pertanto di attivare le opportune compensazioni se le condizioni educative sono favorevoli.

2. Il bambino che riceve una diagnosi di deficit di apprendimento con un programma didattico facilitato tende a disattivare la motivazione e le innate componenti interne di resilienza che possono garantirgli un successo anche con una partenza sfavorevole. Le risorse potenziali invece di attivarsi si bloccano.

3. L'uso crescente della tastiera, riducendo drasticamente la motricità fine, diminuisce più che aumentare la capacità cognitiva finendo per creare un circolo vizioso che si autoalimenta.

Sulla base di queste evidenze occorre che genitori e insegnanti sappiano evitare le facili scorciatoie che invece di risolvere i problemi li aggravano, accettando gli aiuti esterni solo in presenza di deficit conclamati e significativi.
Ritengo equivoche le campagne di screening indiscriminato a prescindere da specifiche segnalazioni in quanto inevitabilmente i bambini presentano lacune che vengono confuse con disturbi e addirittura patologie.
Le pochissime se non nulle risorse destinate alla scuola (unico settore del pubblico impiego sottoposto alla spending review... ohibò!) vanno utilizzate per migliorare l'apparato didattico pedagogico, in primis la formazione degli insegnanti e non la medicalizzazione scolastica, neanche quando questa passa attraverso le nuove procedure tecnologico digitali.
Cerchiamo di lavorare con buoni metodi sulle risorse degli alunni piuttosto che cercare col lanternino i loro inevitabili difetti.

Articolo di Daniele Novara, pedagogista, daniele.novara@cppp.it
Rubrica "Dentro la cronaca" pubblicata su "Gulliver - Progetto TRE-SEI",  maggio 2017

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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