Ecco perché i bambini vanno premiati e (quasi) mai puniti

Urla e castighi spesso generano sensi di colpa e frustrazione. Ecco la soluzione.

A volte agli occhi di un genitore la punizione sembra l'unica soluzione quando un bambino fa i capricci, dice una bugia, nnon è educato, non si concentra, è troppo lento... Allo stesso modo, però, una mamma o un papà sanno, avendolo vissuto più e più volte, che urla e castighi non solo sono controproducenti, ma spesso generano sensi di colpa e frustrazione nei più piccoli come negli adulti. «Punire non ha nulla a che fare con l’educazione. Le punizioni sono elementi estranei ai processi educativi, non hanno nessuna chance di favorire davvero la cresciuta dei nostri figli. Meglio puntare sulla buona educazione, sulle mosse giuste e sull’organizzarsi bene», conferma Daniele Novara, tra i più autorevoli pedagogisti italiani, counselor, autore, formatore e fondatore del CPP - Centro Psicopedagogico per l'educazione e la gestione dei conflitti.

Come agire, quindi, in modo costruttivo? Gli esperti concordano sull'importanza di avere delle regole, che saranno poche, ma chiare e adattate all’età. Capiterà che il bambino non rispetti la regola, in questo caso è opportuno che il genitore lo aiuti a capire il comportamento sbagliato, che ribadisca che non dovrà ripetersi in futuro e infine che individui una punizione. Le punizioni, che vanno usate solo in caso di necessità perché quando frequenti e sproporzionate possono innescare comportamenti problematici dettati dal risentimento e dalla frustrazione del bambino, per essere efficaci dovranno essere chiare, brevi e inflessibili. 

Perché gli educatori insistono sull'importanza dei premi e sulla poca efficacia delle punizioni? I bambini sono molto più motivati a fare qualcosa se così facendo ottengono un risultato positivo: controllano in tal modo la situazione attraverso il proprio comportamento e hanno una gratificazione per la fatica impiegata. I premi, però, non devono essere molti. Secondo uno studio dell’Università di Harvard, dare continuamente incentivi e regali materiali influisce negativamente sulla naturale motivazione dei bambini a imparare o a svolgere mansioni, riduce la loro proattività e possono diventare fonte di ansia.

Una conferma arriva dai risultati della ricerca Liberi di Giocare, Liberi di Crescere commissionata da Globo Giocattoli ad AstraRicerche condotta su 611 persone (genitori, zii e nonni) tra i 20 e i 65 anni intervistate online: «L'80% degli intervistati promuove l'approccio premiante, o meglio definito come “rinforzo positivo”: un approccio fondato sull'idea di sostenere il bambino con apprezzamenti verbali su quanto ha fatto, con giochi o svolgendo attività insieme come gratificazione per le sue piccole e grandi conquiste quotidiane. Nulla a che vedere con una sorta di "pagamento", bensì un vero e proprio rinforzo di autostima attraverso l'attivazione di un circolo virtuoso che riconosce le conquiste (piuttosto che punire le mancanze) capace di portare il bambino a rinforzare i suoi comportamenti positivi, a darsi degli obiettivi e a fare piccoli passi verso essi», ha spiegato il sociologo Enrico Finzi presidente di AstraRicerche.

Articolo di Vanessa Perilli pubblicato sul sito marieclaire.it, 8 giugno 2017 (visita il sito)

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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I bambini vanno premiati