Sport e bambini: niente agonismo, solo gioco

Il gioco sportivo è un diritto per tutti i bambini.

Per i bambini lo sport deve restare gioco, non agonismo né competizione!
Da anni medici, pedagogisti ed esperti di crescita infantile lo ripetono. Se questo non avviene occorre chiedersi se qualcosa si è perso nei meandri mentali di qualche allenatore o di qualche genitore alle prese col voler riscattare la propria infanzia dagli insuccessi sportivi.

Cercare il campione a partire dai 5 anni è tecnicamente possibile ma il prezzo da pagare risulta enorme. Per uno che ci riesce migliaia e migliaia registrano contraccolpi psicologici e fisici pesantissimi. Più logico iniziare l’agonismo a partire dagli 11/12 anni. Ovviamente senza forzare perché i parametri fisici sono ancora in assestamento e possono subire stress effettivamente dannosi. Più in generale va ricordato che per tutta l’infanzia risulta prioritario il gioco spontaneo tra bambini.

Le antiche “bande” infantili facevano allo sport un servizio migliore dell’eccesso di preparazione atletica che a volte si registra in certe organizzazioni. Nell’assenza da 30 anni del gruppo spontaneo dei bambini, le società sportive possono risultare un buon sostituto se lavorano sul gruppo più che sulla prestazione individuale e sulla vittoria.

Nel gruppo i bambini imparano a vivere e tutti hanno diritto a starci a prescindere dalle abilità realizzative. 

Infine, va ribadito che lo sport non è educativo di per sé. Lo diventa quando rispetta alcuni punti:

1. Lo sport non deve sostituire la famiglia ma affiancarla nella crescita.

2. Lo sport deve essere adatto all’età evolutiva di chi lo pratica.

3. Negli sport di squadra, il gruppo va usato come elemento di autoregolazione, consente di sacrificare le proprie istanze narcisistiche in funzione del risultato, di trovare motivazioni che vadano oltre alla pura e semplice soddisfazione personale, di integrare i propri desideri in desideri più ampi, in desideri comuni.

4. Lo sport è educativo quando è basato sulla valutazione evolutiva, non su quella assoluta: migliorare rispetto a se stessi prima che rispetto agli altri.

5. È educativo quando diventa una gestione rituale dell’aggressività, una capacità di vivere i conflitti sul piano ludico-simbolico.

6. È educativo se evita di mortificare i bambini e i ragazzi aiutandoli piuttosto a vivere positivamente le proprie risorse ludiche e motorie.

7. È educativo quando non ci sono discriminazioni di genere.

Il gioco sportivo è un diritto per tutti i bambini.

Il punto di vista del Cpp, scritto da Daniele Novara (Luglio 2016)

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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