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Convegno Nazionale CPP 14 Aprile 2018 a Milano 

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Contro la violenza: come educare figli maschi rispettosi delle donne

La violenza sulle donne non ha nulla a che fare con la virilità.

Il punto di vista del Cpp, scritto da Daniele Novara.

In Italia oltre cento donne, ogni anno, vengono uccise da uomini, quasi sempre quelli che sostengono di amarle. È una vera e propria strage. Ai femminicidi si aggiungono violenze quotidiane che sfuggono ai dati ma che, se non fermate in tempo, rischiano di fare altre vittime: sono infatti migliaia le donne molestate, perseguitate, aggredite, picchiate, sfregiate.
Quasi 7 milioni, secondo i dati Istat, quelle che nel corso della propria vita hanno subito una forma di abuso.

Come pedagogista mi interrogo su cosa possono fare i genitori per educare i figli maschi al rispetto per le donne. Perché si può fare moltissimo e partendo fin da piccoli. Io sono convinto infatti che i problemi dell’educazione dei figli maschi, e non solo, siano due: l’eccesso di maternage e la forte presenza di carenza conflittuale.

Il discorso sull’educazione dei maschi comincia dai padri.
Normalmente si pensa che il tema della violenza sia connesso a quello dell’uomo macho. È vero l’opposto: gli uomini violenti hanno un deficit di virilità e di riferimento paterno. Il padre era sostanzialmente assente e ne hanno conosciuto solo il lato duro. Si è formato in loro un bisogno profondo di devozione e conferma che non hanno trovato da piccoli. Nel momento in cui non viene soddisfatto dalle loro partner femminili passano alla violenza. La virilità è un’altra cosa: è la capacità di farsi rispettare rispettando gli altri, è una fermezza profonda, un coraggio particolare nell’affrontare la vita. La sua genesi è educativa e i genitori possono fare molto.

Ritengo che le mosse giuste siano fondamentalmente due:

1. Liberare i bambini dall’eccesso di soffocamento materno 
Nella nostra società viviamo un eccesso di ruolo materno, di cura, di controllo. Le madri non liberano i propri bambini. Fuori dal lettone dopo i 3 anni; giù dal passeggino a 4 anni; via il pannolino a 2 anni; autonomia nelle pratiche di pulizia personale dai 5/6 anni. I bambini vanno liberati. So di madri che, per eccesso di controllo, curano l’igiene del figlio di 9 anni e lo tengono nel lettone con sé, e non si rendono conto di mantenere il proprio bambino in una situazione di ambiguità, anche un po’ morbosa, in cui il piccolo fatica a sviluppare autonomia e vive situazioni che posso anche essere fonte di umiliazione e frustrazione profonda. Il desiderio, poi, di eliminare la figura femminile può nascere anche da qui. Occorre che entri in gioco il padre: ma non il padre amicone, divertente, che non si oppone mai. Occorre il padre paterno, che mette limiti, che incentiva l’autonomia, che stimola l’esplorazione della vita e a far fatica. E, quando il padre non c’è, alla madre tocca anche questo ruolo paterno: crescere figli autonomi e responsabili, non bambini annoiati da tutto, con la vita facile e le difficoltà azzerate. Questo è un primo passo fondamentale: la virilità è una questione di argini, limiti e sponde.

2. Aiutarli a litigare bene
Poi c’è il tema della carenza conflittuale. Si tratta dell’incapacità di affrontare e gestire le difficoltà relazionali quando nascono. La violenza contro le donne non ha matrici passionali o amorose: è brutalità allo stato puro, incapacità totale di gestire le proprie reazioni emotive, volontà di possesso e di dominio assoluto, come se i corpi fossero una proprietà privata e potessero essere resi in schiavitù perpetua. Agli uomini violenti nessuno ha insegnato a litigare. Il litigio infantile è stato sostanzialmente represso e punito, con punizioni anche particolarmente violente e pesanti. Questo ha impedito, e può ancora impedire ai bambini di imparare a stare nelle contrarietà: non imparano ad ascoltare l’opinione degli altri; non imparano ad affrontare la divergenza; non imparano a tollerare un’opposizione alla propria volontà. In questo modo, sviluppano una profonda incapacità a relazionarsi nelle situazioni critiche e esplodono. Da qui la rabbia e la violenza. Meglio che imparino a litigare da piccoli, potranno sviluppare competenze preziose per il loro futuro di uomini adulti.

Perché è certo che un maschio cresciuto nel rispetto delle regole, nella soddisfazione dell’autonomia e nel riconoscimento delle ragioni altrui, difficilmente sarà violento con una donna. E sarà un maschio migliore.

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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