Contro la violenza: come educare figli maschi rispettosi delle donne

La violenza sulle donne non ha nulla a che fare con la virilità.

Nelle ultime settimane le pagine della cronaca hanno riportato ripetuti casi di femminicidio: 58 donne uccise da partner o ex fidanzati da inizio 2016. Una forma di violenza che in Italia, ma non solo, è in esponenziale aumento.
Il primo rapporto mondiale dell’Oms sulla violenza pubblicato nel 2015 parla chiaro: nel mondo il 38% delle donne uccise muore per mano del partner, e il 35% subisce nel corso della propria vita qualche forma di violenza o abuso. Un dettaglio inquietante è che quasi il 40% degli autori di violenze sulle donne ha meno di 35 anni. Sono numeri troppo elevati per pensare che il problema sia del singolo: si tratta di un problema della collettività, sociale, politico. 

Come pedagogista mi interrogo su cosa possono fare i genitori per educare i figli maschi al rispetto per le donne. Perché si può fare moltissimo e partendo fin da piccoli. Io sono convinto infatti che i problemi dell’educazione dei figli maschi, e non solo, siano due: l’eccesso di maternage e la forte presenza di carenza conflittuale.

Il discorso sull’educazione dei maschi comincia dai padri.
Normalmente si pensa che il tema della violenza sia connesso a quello dell’uomo macho. È vero l’opposto: gli uomini violenti hanno un deficit di virilità e di riferimento paterno. Il padre era sostanzialmente assente e ne hanno conosciuto solo il lato duro. Si è formato in loro un bisogno profondo di devozione e conferma che non hanno trovato da piccoli. Nel momento in cui non viene soddisfatto dalle loro partner femminili passano alla violenza. La virilità è un’altra cosa: è la capacità di farsi rispettare rispettando gli altri, è una fermezza profonda, un coraggio particolare nell’affrontare la vita. La sua genesi è educativa e i genitori possono fare molto.

Ritengo che le mosse giuste siano fondamentalmente due:

1. Liberare i bambini dall’eccesso di soffocamento materno 
Nella nostra società viviamo un eccesso di ruolo materno, di cura, di controllo. Le madri non liberano i propri bambini. Fuori dal lettone dopo i 3 anni; giù dal passeggino a 4 anni; via il pannolino a 2 anni; autonomia nelle pratiche di pulizia personale dai 5/6 anni. I bambini vanno liberati. So di madri che, per eccesso di controllo, curano l’igiene del figlio di 9 anni e lo tengono nel lettone con sé, e non si rendono conto di mantenere il proprio bambino in una situazione di ambiguità, anche un po’ morbosa, in cui il piccolo fatica a sviluppare autonomia e vive situazioni che posso anche essere fonte di umiliazione e frustrazione profonda. Il desiderio, poi, di eliminare la figura femminile può nascere anche da qui. Occorre che entri in gioco il padre: ma non il padre amicone, divertente, che non si oppone mai. Occorre il padre paterno, che mette limiti, che incentiva l’autonomia, che stimola l’esplorazione della vita e a far fatica. E, quando il padre non c’è, alla madre tocca anche questo ruolo paterno: crescere figli autonomi e responsabili, non bambini annoiati da tutto, con la vita facile e le difficoltà azzerate. Questo è un primo passo fondamentale: la virilità è una questione di argini, limiti e sponde.

2. Aiutarli a litigare bene
Poi c’è il tema della carenza conflittuale. Si tratta dell’incapacità di affrontare e gestire le difficoltà relazionali quando nascono. La violenza contro le donne non ha matrici passionali o amorose: è brutalità allo stato puro, incapacità totale di gestire le proprie reazioni emotive, volontà di possesso e di dominio assoluto, come se i corpi fossero una proprietà privata e potessero essere resi in schiavitù perpetua. Agli uomini violenti nessuno ha insegnato a litigare. Il litigio infantile è stato sostanzialmente represso e punito, con punizioni anche particolarmente violente e pesanti. Questo ha impedito, e può ancora impedire ai bambini di imparare a stare nelle contrarietà: non imparano ad ascoltare l’opinione degli altri; non imparano ad affrontare la divergenza; non imparano a tollerare un’opposizione alla propria volontà. In questo modo, sviluppano una profonda incapacità a relazionarsi nelle situazioni critiche e esplodono. Da qui la rabbia e la violenza. Meglio che imparino a litigare da piccoli, potranno sviluppare competenze preziose per il loro futuro di uomini adulti.

Perché è certo che un maschio cresciuto nel rispetto delle regole, nella soddisfazione dell’autonomia e nel riconoscimento delle ragioni altrui, difficilmente sarà violento con una donna. E sarà un maschio migliore.

Il punto di vista del Cpp, scritto da Daniele Novara (Giugno 2016)

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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Contro la violenza sulle donne