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A scuola si impara meglio se ci si muove di più

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A scuola si impara meglio se ci si muove di più
di Daniele Novara

Un nuovo anno scolastico è sempre l’occasione per un nuovo inizio, ossia per provare a cambiare qualcosa.
Molto dipende dagli insegnanti, dai dirigenti, dalla loro capacità di trovare soluzioni nuove ai problemi.
Uno di questi riguarda la sedentarietà degli alunni italiani che si muovono sempre meno, pochissimi fanno il percorso casa-scuola a piedi.
Le palestre sono spesso inagibili o agibili parzialmente in quanto date in gestione a soggetti esterni, quindi passarci regolarmente le ore canoniche diventa un’impresa quasi impossibile.
Senza considerare le volte in cui la punizione è proprio non utilizzare la palestra.
L’intervallo è spesso trascorso tra i banchi di scuola e la possibilità di muoversi è ridotta al minimo. Le scuole che possiedono cortili finiscono per non utilizzarli a causa di un eccesso di preoccupazione: che gli alunni si facciano male, che abbiano freddo, che abbiano caldo, che si sporchino…
Fuori dalle mura scolastiche non va meglio, anche l’attività sportiva langue lasciando posto a partite di calcio, di tennis e quant’altro giocate sui video schermi.
Quante ore di movimento ha bisogno ogni giorno un bambino ad esempio di 6/7 anni?
Senz’altro dalle 3 alle 4, è una necessità infantile come dormire le ore giuste. Genitori e insegnanti dovrebbero chiedersi se ogni giorno i bambini dispongono di un adeguato tempo dedicato all’attività motoria.
A scuola il movimento aiuta moltissimo la concentrazione mentale.
Insistere eccessivamente sulla permanenza “stai seduto nel banco”, accentua i tratti di disadattamento scolastico che stanno crescendo nelle nostre aule.
Garantire agli alunni pause adeguate di movimento anche all’aperto è segnale di una scuola intelligente che sa rispondere ai diritti dei bambini e ai loro bisogni profondi.



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