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La scuola tradizionale ha fallito: rottamiamola!

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La scuola tradizionale ha fallito: rottamiamola!
Seconda lettera aperta al
Presidente del Consiglio Matteo Renzi

Tenere in vita la scuola tradizionale non ha senso. È una lunga e inutile agonia che non serve agli insegnanti né agli alunni né ai loro genitori.
Solo pochi nostalgici privi di conoscenze scientifiche insistono su un modello educativo che non ha più attinenza con la realtà.
Sono gli ultras della lezione frontale, delle prove Invalsi, della bocciatura come “igiene scolastica”, dei voti numerici alle elementari (ripristinati pochi anni fa), delle interrogazioni a sorpresa, delle sospensioni di almeno 15 giorni, dei voti dal 2 e 1/2 al 3 meno meno, del 5 e mezzo meno meno; dei banchi che devono sempre stare al loro posto; sono loro quelli che “se non state buoni fate l'intervallo seduti nel banco e se non basta sospendiamo la lezione di motoria”, quelli che perdono la voce perché hanno urlato troppo ai bambini, quelli delle note “disturba la classe tirando i missili ai compagni”, quelli che “a scuola si ascolta il docente e non si parla coi compagni”.

La vecchia scuola ottocentesca non ne vuole sapere di consegnarsi all'archeologia e pretende di tenere in ostaggio le nuove generazioni di alunni e anche le loro famiglie. Il vero guaio della scuola, che continua a sfuggire al Governo, è la progressiva dequalificazione pedagogica degli insegnanti, la quasi totale mancanza di un background scientifico e metodologico comune.
Se tutte le ricerche internazionali mostrano che la qualità di una scuola è segnata dalla qualità professionale dei suoi insegnanti, il primo obiettivo è di colmare la trascuratezza degli ultimi governi che ha consegnato un'intera categoria al vero e proprio
fai da te!

Non sarà una LIM (Lavagna Interattiva Multimediale) o un tablet a sanare il vuoto di metodologia che attraversa gli istituti scolastici italiani negli ultimi tempi. Ci sono obiettivi prioritari che riguardano la qualità ben più che la logistica scolastica.

1. Cambiare metodo di valutazione degli alunni, anzitutto smettendo di stressare i bambini della Primaria con raffiche di voti che bloccano la legittima necessità di attraversare l'errore per costruire apprendimento e competenze. In generale puntare sui modelli di “valutazione evolutiva” capaci di rilevare i progressi degli alunni e non la loro performance assoluta come se la scuola fosse una gara e non un luogo dove si va per imparare.

2. Puntare alla classe come gruppo sviluppando negli insegnanti specifici dispositivi pedagogici per valorizzare il potenziale sociale di apprendimento degli alunni invece di isolarli uno dall'altro, se non uno contro l'altro.

3. Abbandonare la rigidità della materia e delle discipline, vecchi arnesi del passato per lavorare a una didattica che sviluppa le interconnessioni tematiche, la problematizzazione e la ricerca per sviluppare le risorse degli alunni piuttosto che rinchiuderle in contenitori rigidi e prefissati.

4. Imparare facendo non solo studiando. La conoscenza è azione prima che pensiero. La scuola deve abbandonare la trincea del “sudato banco” per organizzare laboratori attivi di apprendimento su tutte le conoscenze possibili.

Sono azioni fattibili subito. Ci vuole un piano di formazione per tutti i professionisti scolastici.
È ora di farlo per non continuare a lamentarsi della vecchia scuola senza iniziare qualcosa di nuovo e più efficace.

Daniele Novara, pedagogista, direttore del CPP
www.cppp.it
daniele.novara@cppp.it


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