Centro psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti

Cerca

Vai ai contenuti

Menu principale:


Oltre il danno la beffa: le prove Invalsi alla Scuola Primaria

Approfondire > Il punto di vista...

Oltre il danno la beffa: le prove Invalsi alla Scuola Primaria
di Daniele Novara

In questi giorni si sono svolte nelle Scuole Primarie italiane le prove Invalsi che hanno visto impegnati nei test di verifica scolastica gli alunni della seconda e quinta elementare. Parlando di questa esperienza un’insegnante che conosco ha utilizzato un’espressione colorita: “È come chiedere di pesarsi alle persone che non hanno neanche da mangiare”.
Condivido la metafora, che chiarisce la catastrofica situazione della Scuola italiana
con tagli finanziari sistematici che creano un danno irreversibile alla qualità e alla possibilità stessa del lavoro di apprendimento.
Pare che nel 2011 siano stati spesi circa 8 milioni di euro per le prove Invalsi. La cifra è del tutto sproporzionata rispetto a un processo di verifica delle conoscenze inficiato da un procedimento eccessivamente nozionistico basato sulla risposta esatta e sull’adesione a quiz decontestualizzati. Una valutazione dell’apprendimento che voglia essere attendibile deve avere caratteri di evolutività piuttosto che di assolutezza nozionistica: mettere una crocetta sulla risposta esatta non significa che l’apprendimento sia acquisito! Una vera ed efficace valutazione dell’apprendimento necessita di strumenti ben più raffinati: la prova d’opera, la pertinenza problematizzante, la capacità applicativa. Verifiche che si possono attuare in un setting esperienziale, non certo davanti a un computer o a una scheda.
Allora succede che la faccenda Invalsi finisca all’italiana. In tante scuole gli insegnanti decidono di aiutare gli alunni. Si creano pertanto dei risultati palesemente irrealistici, con le scuole del Sud sempre ai primi posti del successo formativo. Sono dati che cozzano contro ogni oggettiva valutazione del sistema scolastico in quella parte d’Italia.
Ecco l’ennesima occasione perduta e forse anche l’ennesimo spreco.
La Scuola ha bisogno di risorse, di attenzione, di offrire al personale processi di riqualificazione, di uscire da organizzazioni arcaiche e verticistiche, di creare spazi per alleanze educative più allargate, di investire nei processi innovativi metodologici anche quelli che coinvolgono le nuove tecnologie, senza farne la panacea di un male che affonda le radici nella disaffezione degli ultimi dieci anni verso ogni forma di discorso educativo.
Curioso che alla Presidenza dell’Invalsi proprio di recente sia stato messo Paolo Sestito, economista della Banca d’Italia. Ancora una volta si conferma la linea della ex ministra Gelmini che allontanò tutte le figure pedagogiche, o comunque del mondo scolastico, per sostituirle con figure di economisti o di area simile.
Occorre dire senza mezzi termini che la Scuola dei quiz, riproposta con naturalezza da queste prove Invalsi, appartiene al passato e che i nostri alunni si meritano ben altro.
Forse è davvero ora di creare un movimento che sulle questioni educative sappia dare una risposta chiara all’indignazione crescente di insegnanti, genitori, educatori e opinione pubblica.



Torna ai contenuti | Torna al menu