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Rignano: "Il fatto non sussiste"

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Rignano: "Il fatto non sussiste"
di Daniele Novara



Con questa sentenza ieri pomeriggio sono stati assolti tutti e cinque gli imputati dei presunti abusi della scuola dell’infanzia di Rignano Flaminio.
Nell’Italia del bunga bunga e del Grande Fratello può succedere che tre maestre siano arrestate e rinchiuse in galera, accusate di aver condotto, durante le attività didattiche e con la complicità di una bidella e di altri, bambini e bambine della loro scuola in una specie di antro degli orrori. Maestre-streghe che caricati i piccoli su un pulmino, guidato da un uomo nero, avrebbero compiuto tremende efferatezze a sfondo sessuale: uno scenario oltre ogni ragionevole quadro, non solo giuridico ma anche di buon senso (si pensi che il cingalese accusato di essere l’autista del pulmino risultò poi non avere neanche la patente!).
E così il tribunale del processo di primo grado
non ha potuto far altro che constatare l’assurdità di accuse, che potremmo catalogare sotto il novero dei deliri collettivi. E però negli anni qualcuno purtroppo ci ha creduto, spendendo inutilmente risorse pubbliche, portando sull’orlo del suicidio persone innocenti e costruendo premesse ben più gravi: rendendo più difficile il riconoscimento dei veri casi di pedofilia, che in genere sono intrafamiliari.
E questo, infatti, il lascito più grave della devastazione mediatica e giudiziaria della vicenda di Rignano Flaminio. E, se un’efferatezza c’è stata, consiste nell’aver reso ancora più difficile, d’ora in poi, la reale attività di prevenzione e di repressione dei casi di pedofilia, comunque sempre diffuse spesso dove meno te lo aspetti.
Come pedagogista e direttore del Cpp, su incarico della Provincia, ho seguito per tre anni, insieme ai miei collaboratori di Roma, le maestre rimaste in servizio: abbiamo lavorato per sostenere l’attività didattica che si faceva sempre più difficile (pensate a lavorare sei mesi con i carabinieri nel cortile della scuola!). Oltre alla comune soddisfazione per il buon esito del processo, mi resta la consapevolezza di come, in un momento in cui le attenzioni e le risorse dedicate al settore educativo sono sempre più carenti, sia molto importante mantenere l’occhio vigile, in grado di riconoscere i fenomeni per quello che realmente sono, e di contrastare la spettacolarizzazione mediatica che rischia pericolosamente di confondere l’opinione pubblica e di creare vittime e capri espiatori.




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